Gli ultimi giorni sono senza dubbio roventi – non per le temperature – per il Premier Giuseppe Conte ed il Governo tutto e fin qui è impossibile affermare il contrario. Ma proverò a tenermi ben lontano dalla querelle politica che pare ci abbia – in modo illusorio – fatto scordare della pandemia e della correlata più grande crisi dal dopoguerra.

Senza troppi fronzoli, da come potete notare, la storia in questione ha tutti gli aspetti di quella comunicazione alla quale siamo abituati da anni, quella aggressiva a suon di meme, quella basata su immagini e frasi sensazionali, tout court. Insomma, ci riferiamo a toni rissosi da bar che sono soliti usare i supporter sfegatati, e non solo, di alcuni schieramenti politici italiani. Non è il momento di commentarne, tecnicamente parlando, l’efficacia. Il tema che ci interessa è: quella storia non era da pubblicare sulla pagina di Conte, di questo ne siamo certi, è un errore, bello e buono. Sic et simpliciter.

Il contenuto è stato rimosso dopo pochissimo, ma ovviamente a nulla è servito data la viralità della rete, motivo per il quale siamo qui a parlarne. Detto questo, cosa è accaduto dopo? Niente, nebbia fitta.

L’unico stralcio di dichiarazione in tal senso arriva dal social media manager di Conte, Dario Adamo, che commenta così, l’accaduto:

Alcuni minuti fa sulla pagina Facebook ufficiale del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è apparsa una storia che non è mai stata autorizzata né da Conte né dal sottoscritto e che pertanto è stata immediatamente rimossa. Si tratta infatti di contenuti da cui il presidente del Consiglio ed il suo staff comunicazione si dissociano totalmente, poiché in contrasto con il modo di pensare e di intendere la politica da parte del presidente Conte, che ha sempre avuto come punto di riferimento il “rispetto della persona”, anche di coloro che, nell’ambito del confronto politico, possono ritrovarsi su posizioni diametralmente opposte. Stiamo facendo tutte le verifiche interne per accertare come sia potuta avvenire la pubblicazione di un simile contenuto. Non si esclude, al momento, l’ipotesi di un tentativo di hackeraggio da parte di qualcuno che in un momento così delicato come questo potrebbe aver agito intenzionalmente per danneggiare l’immagine del presidente

Nessun’altra dichiarazione, stop. Questo è tutto quanto sappiamo.

Ecco, ora, provo a fare il mio lavoro ed entrare nel merito di tutto ciò, parliamo di reputazione e di gestione della crisi. Finalmente.

Analizziamo insieme le dichiarazioni di Adamo per punti:

  • Prende le distanze a nome suo e del Premier da quanto pubblicato. Quindi il Premier sta dichiarando attraverso un portavoce? Stiamo deresponsabilizzandoci, errore. Punto. Viceversa qualcuno parla per conto di Conte senza autorizzazione, ancora sbagliato;
  • Se da tutte le verifiche emergesse che il contenuto postato sia un errore, significa che la comunicazione del Presidente del Consiglio che parla per nome e per conto del paese non è in mani affidabili; chi ha accesso alle pagine istituzionali del Presidente?
  • Se si tratta di hackeraggio, invece, significa che non siamo al sicuro.

Inutile girarci intorno, il tutto è molto più semplice di quanto pensiamo: o è un errore o è un hackeraggio. Dato che non ho mai creduto alle favole, posso affermare senza dubbio e con ogni certezza che non si tratti di hackeraggio ma di un banale errore di pubblicazione.

Ed ecco che arrivo all’ultimo punto:

nella gestione della crisi quello che è altamente sconsigliato è quello che possiamo definire “Tu non capisci” oppure anche “You stupid”. Vediamo di cosa si tratta. Questo fenomeno può avere due lati della stessa medaglia: da una parte potrebbe sorgere quando nella fase di “gestione della crisi” si scarica la colpa sul lettore che ha mal interpretato quanto scritto, quanto accaduto. Ma a noi questo non interessa. Quello che invece ci interessa è l’ulteriore volto dello “You stupid”, ovvero l’accampare una giustificazione ai limiti del paradosso che di fatto, fa sentire uno stupido il lettore. Questo, forse, è quello che più si avvicina al nostro caso…

Continuo, poi mi taccio, promesso: la storia in questione conteneva un collegamento (quello che sempre i nostri amici teen chiamano Swipe up) ad un gruppo Facebook creato poche ore prima, CONTE PREMIER – RENZI A CASA!  Quindi l’intento era chiaro, la call to action pure: volevano portare iscritti al gruppo, gruppo la cui amministrazione, era fino a poco fa, associata ad una pagina Facebook, improvvisamente scomparsa, Infopolitica. Pagina filo pentastellata da oltre 30mila like. Scomparsa la pagina, anche l’amministrazione è stata, in automatico, rimossa, ed oggi ci sono 3 attivisti – o qualcosa del genere – a gestirla.

Cosa impariamo da questa storia? Abbiamo una doppia morale, ognuno può trarne beneficio da quella che preferisce:

  1. I responsabili della comunicazione del nostro Presidente del Consiglio gestiscono anche media collaterali vicini ai 5 stelle per aizzare le masse, per fomentare l’odio. Come è possibile negarlo? Anche questa è semplice: con una denuncia alle forze dell’ordine preposte che dovrebbero, quindi, scoprire che si sia trattato di hackeraggio. Ah, mi sorge anche un’altra domanda: chi paga, quindi, parte della propaganda pentastellata a parte la Piattaforma Rousseau?
  2. A questo punto, speriamo si sia trattato di un hacker birichino che ha mostrato una evidente falla nella sicurezza italiana, trattandosi del Presidente del Consiglio, con delega alla sicurezza della Repubblica.